Ultima modifica: 8 giugno 2018
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Laboratorio teatrale – La scuola a teatro

Teatro 2018

Venerdì 8 giugno 2018 alle ore 21:15 in Piazza del Foro Romano (in caso di maltempo nella palestra dell’istituto), nell’ambito dell’evento culturale “ALtro Teatro”, organizzato dal Comune di Oderzo, sarà rappresentata la tragedia:

2018_04_24 teatro_2018_locandina SANSOVINOIfigenia in Aulide di Euripide

La scena è posta in Aulide dove la flotta achea è ancorata in attesa del vento favorevole per partire alla volta di Troia. Il vate Calcante ha profetizzato che è necessario il sacrificio di Ifigenia. Agamennone ha accettato di immolare la figlia ed ha inviato una lettera ad Argo per far venire Ifigenia al campo con il pretesto che debba andare sposa ad Achille. Ma ora il padre, pentito, scrive una seconda lettera per impedire l’arrivo della giovane e confida le sue pene ad un vecchio servitore. La seconda lettera viene intercettata da Menelao e i due fratelli si rinfacciano in un aspro contrasto la loro debolezza ed il loro egoismo. Agamennone ha voluto la spedizione per meschina ambizione, Menelao per recuperare una moglie infedele (questi sono gli alti ideali della guerra troiana!).

Un messo annunzia l’arrivo al campo di Ifigenia con la madre Clitennestra. Agamennone è profondamente turbato, ma Menelao, cambiando improvvisamente opinione, lo esorta a rinunziare alla spedizione. Adesso è però Agamennone che ritiene non si possa evitare il sacrificio di fronte alla folla minacciosa dei soldati. Vengono a sapere dell’inganno Clitennestra, Ifigenia e anche Achille, offeso che il suo nome sia servito come pretesto al re acheo. La regina affronta il marito e gli rimprovera la sua viltà; Ifigenia cerca di commuovere il cuore del padre, ma Menelao è irremovibile perché l’onore dell’Ellade esige il sacrificio della figlia. Giunge anche Achille a difendere la vergine, ma adesso è proprio lei a voler morire per la patria. L’epilogo, per non rovinare il piacere della sorpresa, lo lasciamo nella penna.

L’opera doveva essere una tragedia religiosa poggiata sul culto di Artemide e sul sacrificio di Ifigenia. Ma ancora una volta il poeta scrive un dramma umano e psicologico, scavando nell’animo dei personaggi, trovandovi perplessità e debolezze, egoismi inconfessati e pentimenti. Il grande merito di Euripide è aver creato delle figure non nella loro natura immutabili, ma nel loro divenire umano e quindi spesso contraddittorio.

Spietata la critica del mito e degli alti ideali che la tradizione attribuiva alla guerra troiana: egoismo, ambizione e paura muovono Menelao ed Agamennone, gli eroi senza biasimo di Omero.

Più complessa si presenta la figura di Ifigenia che conserva anche nel momento finale l’ingenuità e l’innocenza: bambina è nella sua commossa preghiera al padre per salvare la vita, bambina rimane nel chiedere con entusiasmo una morte per una causa che lei non sa quante altre lacrime costerà.

Euripide

Euripide fu l’ultimo grande poeta della tragedia classica e massimo rappresentante di questo genere, dopo Eschilo e Sofocle.

Nacque a Salamina nel 484 a.C., come attesta il Marmor Parium. Molte sono le notizie giunteci sulla sua vita, ma la maggior parte sono invenzioni di comici e di critici malevoli, come la bassezza dei suoi natali, le disavventure coniugali, la morte che il poeta avrebbe subita, sbranato dai cani.

Euripide era spirito aperto a tutte le novità e sentì potentemente il fascino della nuova cultura: della scienza e della filosofia, di Anassagora e di Protagora, della sofistica in generale e di Socrate. L’audacia e l’apertura del suo ingegno lo differenziarono da Sofocle e da Eschilo, anche nella sua condotta privata. Si mantenne lontano dalle vicende politiche, dagli affari della polis, e fece suo l’ideale di vita rappresentato da Anassagora: “Felice è l’uomo che acquistò la conoscenza della scienza…”(fr. 910 N.)

La tradizione ci attesta che fu il primo a possedere una biblioteca privata e amò immaginarselo segregato dal mondo, sepolto in una grotta della nativa Salamina a scrivere le sue tragedie e a meditare sulla oscura vicenda dell’uomo.

Egli fu il primo rappresentante del genio tragico, infelice e solitario, che non riesce a inserirsi nella vita e nella comunità. La solitudine del poeta fu accresciuta dall’insuccesso della sua opera e dall’incomprensione del pubblico e, forse anche per questi motivi, lasciò Atene nel 408 e si recò a Pella alla corte di Archelao.

Qui, nella Macedonia, a contatto con la natura vergine e selvaggia, conobbe una nuova stagione poetica: compose l’Ifigenia in Aulide e le Baccanti, l’ultima e forse la sua più grande tragedia.  Morì lontano dalla patria nel 406.

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” La bottega dell’arte” (la compagnia teatrale dell’istituto) ”  è stata selezionata per partecipare, martedì 22 maggio 2018,  presso il Chiostro AlbiniMusei Civici Eremitani,  con la rappresentazione  “Ifigenia in Aulide” di Euripide, alla XXXIII Rassegna Internazionale del Teatro Classico Antico “Città di Padova” organizzata  dal Centro Studi Teatrali ” Tito Livio” di Padova.

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