Ultima modifica: 15 giugno 2017
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Laboratorio teatrale – La scuola a teatro

Teatro 2017

Venerdì 9 giugno 2017 alle ore 21:15 in Piazza del Foro Romano, nell’ambito dell’evento culturale “O’Festival”, organizzato dal Comune di Oderzo, sarà rappresentato il dramma:

teatro_2017_locandina_finaleCavalleria rusticana di Giovanni Verga

Dalla novella di “Vita dei campi” Giovanni Verga ricavò un dramma, che fu rappresentato a Torino il 14 gennaio 1884, con la grande Eleonora Duse nella parte di Santuzza, ed ottenne un vivo e duraturo successo. Per lungo tempo la fama di Verga fu legata a questo dramma ben più che ai Malavoglia, che non piacquero al pubblico per l’austero rigore dell’impostazione formale. Dal dramma poi fu ricavata un’opera lirica, con musica di Pietro Mascagni, anch’essa di grande successo.
L’intreccio è impostato sui motivi dell’amore, della gelosia e dell’onore. Turiddu, tornato dal servizio militare, trova Lola, la ragazza da lui amata, sposa di compare Alfio, il carrettiere.
Per farla ingelosire corteggia Santuzza, che abita dirimpetto a lei. Riesce così a riannodare la relazione con Lola, ma Santuzza per vendetta rivela ogni cosa a compare Alfio.
Il carrettiere sfida Turiddu ad un rusticano duello, di cui naturalmente non sveliamo l’esito.
Il modo presentato dallo scrittore siciliano è folkloristico ed esotico, dominato da passioni violente, primitive ed elementari, qualcosa di molto lontano dagli ambienti e dagli intrecci consueti del teatro borghese del tempo.
Viene ricostruito un ambiente arcaico e rurale, regolato da ferrei codici d’onore, con i suoi antichi rituali (il morso dell’orecchio), che non potevano non esercitare notevole fascino sul pubblico di allora. E su quello di oggi.

Giovanni Verga
L
o scrittore capofila del Verismo nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri.
Compie i primi studi nella sua città presso maestri privati e, in seguito, alla Facoltà di Legge, ma non termina i corsi per dedicarsi al lavoro letterario e al giornalismo politico.
Nel 1865 si trasferisce a Firenze, allora capitale del Regno, dove frequenterà la vera società letteraria italiana.
Si reca poi nel 1872 a Milano, il centro culturale più vivo della penisola e più aperto alle sollecitazioni europee. Entrerà in contatto con la Scapigliatura e, in seguito, con il Naturalismo francese.
Dal 1893 torna a vivere a Catania: nella città natale si chiuderà in un silenzio pressoché totale e lì morirà nel gennaio del 1922.
Tra le sue numerose opere ricordiamo: le raccolte di novelle “Vita dei campi”, “Novelle rusticane”, “Per le vie”e i romanzi “I Malavoglia” e “Mastro- don Gesualdo”.
Da sottolineare la sua amicizia con un illustre figlio di Mansuè (TV), Francesco Dall’Ongaro, giornalista e professore di Letteratura drammatica, che lo scrittore siciliano frequenterà nel suo soggiorno fiorentino, e la citazione di Oderzo nel romanzo giovanile del 1863 “Sulle lagune”.

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